L'agricoltore infelice è quello che non ha terra da curare.
La guida infelice è quella che deve trovare la strada solo per sè.
Io, pur essendo sia agricoltore che guida
ma non sono mai completamente nessuno dei due,
sono infelice per entrambi i motivi.
giovedì 18 luglio 2013
mercoledì 17 luglio 2013
Non ho nulla da dire contro Alessandro - Bertold Brecht
Timur, mi dicono, si prese la briga di conquistare tutta la terra.
Non riesco a capirlo:
un po' di grappa, e la terra è bell'e scordata.
Contro Alessandro non ho nulla da dire.
Solo
certa gente che ho visto,
era mirabile,
degno della vostra somma ammirazione,
il semplice fatto
che vivessero.
I grandi uomini secernono troppo sudore.
In tutto ciò vedo soltanto la prova
che non potevano essere soli
e bere
e fumare
eccetera.
E devono essere troppo meschini
perchè gli basti
stare con una donna.
lunedì 15 luglio 2013
pedalare e leggere salvano la vita
"Pedalando si impara che la discesa è amara, che puoi cambiare la sella però la strada è quella, che la salita è dura e gli occhi ti sfigura, che il falsopiano invita ma non dura una vita, che i chiodi sono mille e centomila e uno. Non corri mai per te, ma per qualcuno"
Giovanni Arpino
venerdì 12 luglio 2013
Estratto di dialogo tra Seba e il Braganza in salsa melodrammaticha
«O scappare e non tornare più in Portogallo o morire qui. Non ci sono altre opzioni, Seba».
«Come è possibile? Se non torno la corona finirà in testa a mio zio Enrico, che non ha neanche figli! la dinastia finirà e il Portogallo e Stocazzo finiranno in mano spagnola»
«Non preoccuparti per la Nazione.Tu l'hai guidata in questa battaglia. Tu l'hai rovinata. Se torni indietro dovrai chiedere rendere conto e ricostruire tutto dal nulla.»
«Ma non funziona così. Le parole di tutti i saggi, del popolo, della nobiltà.. è un errore collettivo e collettivamente va risolto»
«Ormai è tardi. Devi farti da parte e lasciare la nazione a qualcun'altro»
«E cosa fare, Branganza?»
«Ho una nave vicino al porto di Tangeri, ti vestirai da fante e ti imbarcherai di nascosto. La mia flotta ti guiderà in Brasile. Là ho un'azienda vicino al Pernanbuco: sarai mio ospite per un mese, nel frattempo ti troverai un lavoro e ricomincerai dal nulla.»
«Quello che dici è troppo»
«Fidati, ho visto un sacco di nobili e ministri fare la stessa fine. Scappare è la soluzione migliore.»
«Scappare non mi sembra mai la soluzione migliore..»
«Allora muori qua in battaglia col tuo popolo, ma non mettere più piede in Portogallo. E' un ordine e un consiglio.»
«Grazie Branganza, farò così».
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| Un Braganza qualsiasi, nel caso Fernando II, traditore della Lusitania |
E la storia vera? poi la continuo, ma il senso della struttura è debole.
giovedì 11 luglio 2013
Real, real, viva o rei do Portugal - Che fine ha fatto Don Sebastiano. Parte 2!
![]() |
| cittadino di Lisbona del '500 |
Quindi è questo quello che vuole il popolo portoghese? A quanto pare.. La sfortuna è che Sebastiano, oltre ad essere parzialmente Asburgo (o forse è proprio questa la causa), non è da meglio e anche lui tiene in alta considerazione le parole di questi predicatori. Un Re degno del suo popolo. E così si convince che effettivamente
invadere il Marocco è una buona idea: è dietro il famoso angolo, è un
bel luogo tutto al sole e dicono sia pieno di ebrei, chè in Portogallo inziavano a scarseggiare.. La promessa di quantità industriali di
ebrei lo convince definitivamente. Si parte. Si va a schiacciare
l'infedele a casa sua! Grande! Bella idea Seba! "Ciao, ci sentiamo poi quando torni per un caffè".
Come va a finire è risaputo. Nonostante la nobiltà lusitana abbia combattuto con eroismo, Alcácer-Quibir segna la fine di un Portogallo indipendente, fiero e florido. Solo una centina di cavalieri tornano a casa. Sebastiano non è tra quelli: Durante la battaglia di cinque ore di lui si perdono le tracce. Il suo corpo non viene trovato e tutti si chiedono "Che fine ha fatto Re Sebastiano?" "L'ho visto con il Branganza e quell'altro che non mi ricordo mai il nome che attaccava la cavalleria nemica" "Hai chiesto a Eusebio?" "Non è che è partito prima per evitare code al ritorno?". Tutti a cercare Sebastiano, ma non si trova da nessuna parte. Vuoi che sia morto? Mannò! E' sopravvissuto ovvio! E' il Re!
Ma mentre il popolo si sciocca che il Signore iddio non sia sceso, spada sguainata, a difendere gli interessi della Cristianità, la nazione deve continuare ad andare avanti. Allora ritorna sul trono il cardinale inquisitore Enrico, ultimo degli Aviz, chiamato affettuosamente Il Casto.. non che casto lo fosse davvero, siammai: semplicemente essendo cardinale i suoi figli non erano legittimi...
Quando Don (che don lo era davvero) Enrico crepa, la corona di Portogallo e Algarve passa a quel simpaticone di Filippo II Asburgodispagna che, per una questione di tatto e burocrazia tutta asburgica, diventa Filippo I di Portogallo & Algarve. Per la cronaca, è allora che il Principato di Stocazzo decide di allontanarsi dall'europa e si disloca in Groenlandia e da allora non se ne sa più nulla, anzi si perde nella nebbia della storia.
Ma dicevamo, che fine ha fatto don Sebastiano? Oltre le ipotesi A. L'è mort e B. El tornerà quando il Portogallo sarà di nuovo grande e bla bla bla.. c'è la verità, l'opzione C, quella accantonata sempre dalla signora a casa, che lei ci vuole la B che si sente che lo scooterone è lì e poi ce l'ha in mano Magalli.. vuoi non fidarti di Magalli?!1!1!! Beh cara signora, fanculo a Magalli: lo scooterone era nella busta A, quella che tiene la signorina Volpe. La verità invece è nella busta C. ma che se ne fa lei della Verità? Mica ci va a fare la spesa? Poi è la verità sulla fine di Don Sebastiano, un sovrano demente del XVI secolo, perdippiù portoghese. Uno di quelli che non pagano mai il biglietto quando salgono sul tram e manco le cedono il posto. Uno zingaro insomma.
Ma mentre il popolo si sciocca che il Signore iddio non sia sceso, spada sguainata, a difendere gli interessi della Cristianità, la nazione deve continuare ad andare avanti. Allora ritorna sul trono il cardinale inquisitore Enrico, ultimo degli Aviz, chiamato affettuosamente Il Casto.. non che casto lo fosse davvero, siammai: semplicemente essendo cardinale i suoi figli non erano legittimi...
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| Don Cardinale Inquisitore Re Padre amorevole.. |
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| "La busta A o la busta B?" "la migliore!" |
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| Amici, Romani, cittadini prestate orecchio! Sono Marlon Brando e vi assicuro che la storia continua |
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lunedì 8 luglio 2013
Storia un po' moscia del terrore - parte I
C'è una villa là nel nord-est dell'Europa. Il luogo esatto non si sa. In qualche lago litoraneo del Baltico o in qualche fiume dell'Ucraina o vicino a un lago nella Russia Bianca.. Il luogo esatto non ha importanza. C'è una villa dove chi si avvicina non torna indietro. E' un grande edificio in legno, con il tetto nero, le pareti bianche e le decorazioni verdi. O almeno così era in passato, quando era abitato. Ora sono anni che nessuno ci abita e l'incuria si fa vedere di anno in anno. I boschi si stanno mangiando ogni cosa e finiranno per ripulire quel pezzo di mondo.. A vederlo meglio l'edificio, si direbbe che forse era un hotel. Ma non c'è modo di saperlo anche perchè non c'è più nessuno per poterlo confermare e se ben ci fosse difficilmente vorrebbe ricordarlo. L'edificio è rivolto verso il fiume, l'acqua è dolce, ci sono leggere dune di sabbia e il clima è delicato. E' il luogo di villeggiatura perfetto: Il cielo è azzurro, le uniche nuvole sono dei cirri,
troppo lontani per preoccupare il sole e la terra. Il grano cresce
selvatico e il fiume corre placido. Ma tutti sono scappati da quel posto paradisiaco. Una qualche catastrofe ha fatto scappare tutti e nessuno vuole più tornare in quei luoghi. Poco lontano c'è una centrale elettrica, gigantesca e nera. Forse andava a carbone. Anche lei però è stata abbandonata. E così il paesaggio continua per chilometri. Non c'è anima viva e se c'era è stata portata via. Ma nessuna catastrofe è stata segnata negli annali.
CONTINUA...
venerdì 5 luglio 2013
Le Caramelle di Paolo Vita Finzi
Oggi ho impastato le caramelle,
le caramelle d’erba trastulla:
gocce di miele, raggi di stelle,
lievi che sembran fatte di nulla.
Colto ho le bacche sulla pendice
presso la Torre, sul rivo a specchio,
tratto ho la scorza dalla myricae
nei praticelli di Castelvecchio.
D’ogni sapore, d’ogni profumo,
ho messo un poco, senza far torti:
polpa di pesche, spire di fumo,
voci di bimbi, brusio degli orti.
E v’ho mischiato rose e mortella,
zirli di tordi, fiocchi di neve,
l’erica, il vischio, la pimpinella
e il blando e uguale suon della pieve.
Poi con lo zucchero sciolto nel pianto
coperto ho il nocciolo d’ogni pastiglia:
le asciuga il vento del camposanto
che fra i cipressi freme e bisbiglia.
Mentre singhiozza da presso il rivo
fra il gracidare delle ranelle,
dolce è il mio piangere senza motivo
assaporando le caramelle.
Volete ribes, menta, lampone,
gusto di fragola, gusto d’arancia?
Son dolci e acidule quelle al limone
come le lacrime lungo la guancia.
C’è la cedrina, ci son le more,
c’è l’amarena, c’è il ratafià:
e chi le succhia sente nel cuore
una dolente felicità.
le caramelle d’erba trastulla:
gocce di miele, raggi di stelle,
lievi che sembran fatte di nulla.
Colto ho le bacche sulla pendice
presso la Torre, sul rivo a specchio,
tratto ho la scorza dalla myricae
nei praticelli di Castelvecchio.
D’ogni sapore, d’ogni profumo,
ho messo un poco, senza far torti:
polpa di pesche, spire di fumo,
voci di bimbi, brusio degli orti.
E v’ho mischiato rose e mortella,
zirli di tordi, fiocchi di neve,
l’erica, il vischio, la pimpinella
e il blando e uguale suon della pieve.
Poi con lo zucchero sciolto nel pianto
coperto ho il nocciolo d’ogni pastiglia:
le asciuga il vento del camposanto
che fra i cipressi freme e bisbiglia.
Mentre singhiozza da presso il rivo
fra il gracidare delle ranelle,
dolce è il mio piangere senza motivo
assaporando le caramelle.
Volete ribes, menta, lampone,
gusto di fragola, gusto d’arancia?
Son dolci e acidule quelle al limone
come le lacrime lungo la guancia.
C’è la cedrina, ci son le more,
c’è l’amarena, c’è il ratafià:
e chi le succhia sente nel cuore
una dolente felicità.
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