venerdì 5 luglio 2013

Le Caramelle di Paolo Vita Finzi

Oggi ho impastato le caramelle,
le caramelle d’erba trastulla:
gocce di miele, raggi di stelle,
lievi che sembran fatte di nulla.

Colto ho le bacche sulla pendice
presso la Torre, sul rivo a specchio,
tratto ho la scorza dalla myricae
nei praticelli di Castelvecchio.

D’ogni sapore, d’ogni profumo,
ho messo un poco, senza far torti:
polpa di pesche, spire di fumo,
voci di bimbi, brusio degli orti.

E v’ho mischiato rose e mortella,
zirli di tordi, fiocchi di neve,
l’erica, il vischio, la pimpinella
e il blando e uguale suon della pieve.

Poi con lo zucchero sciolto nel pianto
coperto ho il nocciolo d’ogni pastiglia:
le asciuga il vento del camposanto
che fra i cipressi freme e bisbiglia.

Mentre singhiozza da presso il rivo
fra il gracidare delle ranelle,
dolce è il mio piangere senza motivo
assaporando le caramelle.

Volete ribes, menta, lampone,
gusto di fragola, gusto d’arancia?
Son dolci e acidule quelle al limone
come le lacrime lungo la guancia.

C’è la cedrina, ci son le more,
c’è l’amarena, c’è il ratafià:
e chi le succhia sente nel cuore
una dolente felicità.

Nessun commento:

Posta un commento